![]() |
| Anni' 50- Processione Madonna delle Grazie |
mercoledì 19 dicembre 2012
mercoledì 12 dicembre 2012
martedì 11 dicembre 2012
LA ZINGARELLA CHE VOLEVA LEGGERE LA MANO ALLA MADONNA
Elisabetta Pulitanò (Caraffa del Bianco (RC), 20 ottobre
1925) è una contadina piena di amore per
la vita e conserva lunga memoria sugli
avvenimenti di cui è stata protagonista. E’ una vera miniera di canti
religiosi, di poesie in vernacolo, racconti popolari.
sabato 8 dicembre 2012
Polvere di Farina nel caso Sallusti.
(Pubblicato su “Il Quotidiano della
calabria”, giovedi 6 dicembre 2012, pag.21).
Trasformare Sallusti in un eroe è una cosa sgradevole che, purtroppo, rispecchia per intero la
scarsa credibilità umano-culturale della nostra martoriata penisola.
lunedì 29 ottobre 2012
LA FORTUNA DI CHI CREDE IN UN DIO "DISTRATTO"
S.Agata, 27 dicembre 1998, ore 7,50.
La fortuna di chi crede in un Dio è grande. Se è vero che le deleghe creano il potere, poca colpa è delegare la propria anima (trattasi dell’uomo che non sa perché esiste a questo mondo e a questo modo) a colui che è, alla potenza di chi non ha bisogno del tempo e dello spazio e che incarna totalmente il tutto.
Ma forse perché distratto, forse perché assonnato, da secoli Dio lascia gli uomini nel freddo, non interviene quando la lotta fratricida ammette la lama del machete ed i missili sibilano dentro i cuori di popoli inermi.
Dio s’è distratto, dunque, e l’uomo ne approfitta.
Oppure, come spesso la ragione detta agli uomini, non esiste, è un’invenzione per non sentirsi solo nel vuoto dell’eterno Universo.
Ma se Dio esiste, pure se distratto, quando aprirà gli occhi sul mondo griderà più di Munch per l’orrore commesso in sua assenza.
Sarà un Dio solo (privo dello specchio umano che, pur se deforme e spesso privo di colori e luce) che a caro prezzo avrà pagato l’attimo in cui degli uomini poco s’è curato.
Non lo specchio umano, ma una palude limacciosa e fetida, un inferno solitario e maligno, incapace di specchiare le fattezze di Dio, del suo mondo senza fine.
La fortuna di chi crede in un Dio è grande. Se è vero che le deleghe creano il potere, poca colpa è delegare la propria anima (trattasi dell’uomo che non sa perché esiste a questo mondo e a questo modo) a colui che è, alla potenza di chi non ha bisogno del tempo e dello spazio e che incarna totalmente il tutto.
Ma forse perché distratto, forse perché assonnato, da secoli Dio lascia gli uomini nel freddo, non interviene quando la lotta fratricida ammette la lama del machete ed i missili sibilano dentro i cuori di popoli inermi.
Dio s’è distratto, dunque, e l’uomo ne approfitta.
Oppure, come spesso la ragione detta agli uomini, non esiste, è un’invenzione per non sentirsi solo nel vuoto dell’eterno Universo.
Ma se Dio esiste, pure se distratto, quando aprirà gli occhi sul mondo griderà più di Munch per l’orrore commesso in sua assenza.
Sarà un Dio solo (privo dello specchio umano che, pur se deforme e spesso privo di colori e luce) che a caro prezzo avrà pagato l’attimo in cui degli uomini poco s’è curato.
Non lo specchio umano, ma una palude limacciosa e fetida, un inferno solitario e maligno, incapace di specchiare le fattezze di Dio, del suo mondo senza fine.
sabato 27 ottobre 2012
UN FITTO ORIZZONTE SEGNATO DI SCURO
S.Agata del Bianco, 4 aprile 1994
L’altro ieri ho incontrato una ragazza da tempo emigrata al Nord. Si trovava in paese per il funerale di un suo parente.
L’altro ieri ho incontrato una ragazza da tempo emigrata al Nord. Si trovava in paese per il funerale di un suo parente.
mercoledì 24 ottobre 2012
L'UOMO COME PROIEZIONE D'INFINITO NELLO SPAZIO
Credo sia profondamente vitale bandire l’idea che vuole la condizione dell’esistenza come definita (statica), altrimenti porremmo l’uomo nell’incapacità di progettare il domani, sull’orlo del baratro, senza alcuna possibilità di sviluppare un rapporto armonico col mondo. Un’esistenza, questa, simile ai giorni di scarsa luce, quando si è incapaci di catturare un barlume di scolarità. L’uomo non può accettare che siano gli eventi a governarlo, a renderlo marionetta. Lo so, può sembrare una rivolta azzardata. Si tratta di non rassegnarsi, di non cedere alla tentazione che comunque si è in balia degli accadimenti.
Se anche gli animali si ribellano all’attacco dei giorni poco provvidi, senza però possedere strumenti idonei per mutare la loro condizione di inferiorità, perché l’uomo, pur nella consapevolezza che la fine è sempre in agguato, non può adoperarsi come se il tempo fosse eterno, quasi una proiezione d’infinito nello spazio?
lunedì 22 ottobre 2012
UN FOGLIO DAL LIEVE FRUSCIO
S.Agata del Bianco (Appunto del 14 marzo 1994).
Ieri osservavo mio figlio Federico (cinque mesi e mezzo) stringere tra le manine un foglio di quaderno che, dietro l’incalzare della piccola presa, produceva un lieve fruscio. Lo so, può sembrare assurdo soffermarsi su una scena di questo tipo. Ma il mio pensiero è andato subito ad occuparsi del significato delle cose. Certo, mio figlio, data l'età, non ha potuto razionalizzare il suo rapporto col foglio bianco, la sua curiosità era dettata più da un dato istintivo. Tuttavia, pure gli adulti cedono all’istinto e in nome del possesso delle cose commettono follie, dichiarano guerre fratricide, calpestano popoli inermi. Oggi, nel pieno fulgòre della civiltà dei consumi, siamo circondati, meglio invasi, da una quantità di oggetti in buona parte inutili. Nella civiltà contadina, invece, il valore degli oggetti era assoluto, doveva avere in sé il senso dell’utilità, ed era custodito come qualcosa di importante, per non dire vitale. Un recipiente di terracotta era vitale per dissetarsi, una giara doveva custodire l’olio per più annate. Viene in mente il romanzo “ L’uomo è forte ", di Corrado Alvaro, scrittore europeo nato alle falde dell’Aspromonte (S.Luca). Egli vi narra la coercizione dei sistemi totalitari. I personaggi sono immersi in un’atmosfera più che kafkiana, in un mondo dominato dal sospetto, dove tutto diviene colpa, anche l’amore. Il regalo di un’arancia grossa e succosa rappresenta l’elemento più “ umano”, ricorda la solarità e la limpidezza del mare, il calore culturale di un popolo contrapposto al grigiore cupo del Potere. Gli oggetti, dunque, non sono senza voce (senza volto), possiedono dei valori fortemente simbolici. Oggi, purtroppo, le cose sono adoperate come mezzo di rappresentazione (status symbol), come strumento per affermare in modo “ forte” la propria presenza. Federico, intanto, continua il suo gioco innocente.
mercoledì 17 ottobre 2012
VERBO POPOLARE DA PRESERVARE
E’ da parecchio tempo che penso sia giusto ed utile organizzare un gruppo di lavoro col compito di registrare le voci, la parlata, il dialetto, insomma, delle diverse generazioni dei nostri piccoli paesi.
La memoria di un popolo è una ricchezza inestimabile da conservare “religiosamente”.
Gli anziani- ad esempio- sono un “archivio umano” unico e singolare, sono i custodi della civiltà contadina, ricca di valori millenari, in grado di posizionare l’uomo al centro della vita, lontano dall’odierna emarginazione e indifferenza.
A Roma, esiste un centro studi fonetici, mi pare questo il suo nome, dove sono custodite circa 250.000 voci.
A prima vista potrebbe sembrare un laboratorio per specialisti della materia (filologi, glottologi etc), invece, a parte gli studi suoi suoni, sul ritmo della parlata, l’archivio evidenzia che v’è il rischio reale di perdere per sempre le nostre radici linguistiche, i nostri idiomi e quindi la nostra cultura.
Nei nostri piccoli paesi si è forse ancora in tempo a promuovere iniziative tese al recupero della nostra memoria linguistica.
martedì 16 ottobre 2012
ELIETTA (SULLA STRADA DELLA VITA)
Elietta
Elietta si era svegliata all’improvviso, aveva fatto un brutto sogno. Andò in bagno e si sciacquò il viso. Si guardò allo specchio, era tesa in volto, qualcosa l’aveva angustiata nel sonno. Ricordava un granchio gigantesco che la inseguiva sulla spiaggia del suo paese riverso da secoli su una marina ricca di scogli e piccole baie.
Elietta si era svegliata all’improvviso, aveva fatto un brutto sogno. Andò in bagno e si sciacquò il viso. Si guardò allo specchio, era tesa in volto, qualcosa l’aveva angustiata nel sonno. Ricordava un granchio gigantesco che la inseguiva sulla spiaggia del suo paese riverso da secoli su una marina ricca di scogli e piccole baie.
DOMENICO MISITANO, I MAESTRI DEL CUORE.
S.Agata del Bianco, 25
gennaio 2014
di Vincenzo Stranieri
Il
maestro elementare Domenico Misitano (Samo di Calabria (Caraffa del Bianco), 2
dicembre 1933), ha di recente ripubblicato il suo poema giovanile “I maestri del cuore”, Franco Pancallo
Editore, Locri, 2014, composto da 28
canti, l’ultimo a mo’ di congedo dal mondo della scuola dove ha trascorso
un’intera vita assieme a ragazzi desiderosi di conoscenza e affetto, sempre in
pieno dialogo con i colleghi: stimati e voluti bene come fratelli.

IL VINO ROSSO DEL MIO AMICO
L’amico col quale sto parlando è rimasto impigliato nel velo di un vino robusto. No, egli ragiona, ma è pure accarezzato da una leggerezza lieve, quasi un soffio di vento, che lo spinge verso gradevoli metafore.
sabato 13 ottobre 2012
Pietra di pomice sull'animo umano (per ammorbidirlo)
La storia non è possibile raccontarla, Daviddù,
a meno che non si diventi un profeta
con lo sguardo rivolto all’indietro.
O, meglio, non si diventi un angelo
che attraversa la Storia
con le spalle rivolto al futuro. (D.Enia)
Che bella sorpresa la lettura di alcuni racconti di Davide Enia, trentottenne palermitano con alle spalle una notevole produzione letteraria oggetto di numerosi premi!
giovedì 2 agosto 2012
PRIMA E SECONDA GUERRA MONDIALE - I SOLDATI DELLA VALLATA LA VERDE-
La guerra non può essere modificata, deve essere abolita.
Albert Einstein
Come al tempo delle lance e delle spade,
Albert Einstein
Come al tempo delle lance e delle spade,
così anche oggi, nell'era dei missili, a uccidere,
prima delle armi, è il cuore dell'uomo.
Papa Giovanni Paolo II
Questa sezione è dedicata ai soldati (morti, dispersi e reduci) della nostra vallata che hanno partecipato alle due terribili guerre mondiali del secolo scorso.
Chiunque sia in possesso di documenti, foto, lettere e/o altro, è invitato a contattarmi (tel.0964/956683- cell. 338-3191977, e-mail: vincenzostranieri@hotmail.com).
L’intento è di creare un archivio di memorie che possa farci ricordare il loro sacrificio, le loro giovani vite inghiottite dalle follie belliche che hanno animato (e che ancora animano, purtroppo) "uomini" privi di scrupoli e amore per il prossimo.
ELENCO CADUTI (nati in Caraffa del Bianco) DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE -1915-1918
1) ALAFACI FRANCESCO ROSARIO DI PAOLO soldato 1° reggimento granatieri, nato il 7 ottobre 1896 a Caraffa del Bianco, distretto militare di Reggio Calabria, morto il 28 agosto 1917 a Roma per ferite riportate in combattimento.
2) ALVARO GIUSEPPE DI VINCENZO soldato 70° reggimento fanteria, nato il 1° ottobre 1895 a Caraffa del Bianco, distretto militare di Reggio Calabria, disperso il 27 ottobre 1917 in combattimento.
mercoledì 18 luglio 2012
FINALMENTE RISTABILITA LA VERITA' STORICA SULLA CHIESA MATRICE S. MARIA DEGLI ANGELI DI CARAFFA DEL BIANCO (RC), PIAZZA UMBERTO I
PROLOGO
Da
piccolo, quando il paese non aveva confini e noi ragazzi girovagavamo
indisturbati per le antiche "rughe”, amavo guardare da alcune feritoie del
grosso portone di legno rovinato dalle intemperie l’interno della
S.Maria degli Angeli” ormai abbandonata a se stessa.
Riuscivo a intravedere il colore azzurro chiaro delle pareti, alcune cornici bianche nei pressi della cupola, i gradini di legno che portavano al ballatoio dove era sistemato un mastodontico organo a canne.
Riuscivo a intravedere il colore azzurro chiaro delle pareti, alcune cornici bianche nei pressi della cupola, i gradini di legno che portavano al ballatoio dove era sistemato un mastodontico organo a canne.
sabato 7 luglio 2012
CARAFFA DEL BIANCO: ANTONIO (NTONI) VIGLIANTI, MASSARU DI LATTARE (CAPRE E PECORE).
La seconda edizione del mio lavoro La Koinè agro-pastorale nella Locride (Massari e pastori tra medievo e modernità, ed. AGE, Ardore Marina, 2010, spero disponibile in tempi brevi, prevede, oltre alla consueta operazione di errata/corrige, l'ampliamento di alcuni capitoli, il censimento di nuove famiglie di massari e pastori prima non rilevate, foto e documenti d'archivio inediti.
mercoledì 27 giugno 2012
Intervista di Francesco Ardino a Vincenzo Stranieri, a proposito della laurea ad honorem in filologia moderna conferita dall'Unical al grande scrittore nativo di S.Agata del Bianco (RC)
DI FRANCESCO ARDINO
D: Lei ha scritto alcuni interessanti saggi su Saverio Strati dai quali si evince una frequentazione culturale con l’autore de La Marchesina (1956), se pur limitatamente ai periodi in cui l’artista faceva ritorno nella sua casa di contrada “Cola” in S. Agata del Bianco, suo paese natio.
lunedì 4 giugno 2012
NO ALLA PORNOGRAFIA DEL DOLORE DEI SALOTTI TELEVISIVI
da "Il Quotidiano della Calabria", 4 giugno 2012, pag.11
Vincenzo Stranieri
In tempi remoti (stante, naturalmente, la percentuale elevatissima di analfabeti) l’informazione raggiungeva poche menti ed era alquanto selettiva (da considerare, pure, che la diffusione dei moderni mezzi di comunicazione è recente).
La pagina di un qualsiasi quotidiano d’oggi raccoglie una mole di notizie che un uomo del Settecento - ad esempio- avrebbe ottenuto in non poche decine d’anni.
Notizie su notizie, rigagnoli d’inchiostro viaggiano per il mondo in cerca di fedeli lettori. Ma la notizia, oggi, corre, anzi dilaga, per mezzo di internet, si mescola a immagini colorate pregne di proposte varie, ed appare difficile appropriarsi veramente di questa neo-babele che blatera dettagli su
dettagli, proponendo, spesso, una realtà virtuale fatta di niente.
Meglio oggi che ieri, naturalmente, ma è pure opportuno quanto necessario capire che qualsiasi cervello umano non è in grado di sopportare questo bombardamento mediatico quotidiano.
Vincenzo Stranieri
In tempi remoti (stante, naturalmente, la percentuale elevatissima di analfabeti) l’informazione raggiungeva poche menti ed era alquanto selettiva (da considerare, pure, che la diffusione dei moderni mezzi di comunicazione è recente). La pagina di un qualsiasi quotidiano d’oggi raccoglie una mole di notizie che un uomo del Settecento - ad esempio- avrebbe ottenuto in non poche decine d’anni.
Notizie su notizie, rigagnoli d’inchiostro viaggiano per il mondo in cerca di fedeli lettori. Ma la notizia, oggi, corre, anzi dilaga, per mezzo di internet, si mescola a immagini colorate pregne di proposte varie, ed appare difficile appropriarsi veramente di questa neo-babele che blatera dettagli su
dettagli, proponendo, spesso, una realtà virtuale fatta di niente.
Meglio oggi che ieri, naturalmente, ma è pure opportuno quanto necessario capire che qualsiasi cervello umano non è in grado di sopportare questo bombardamento mediatico quotidiano.
mercoledì 23 maggio 2012
Un ordigno con tre bombole di gas è esploso davanti all'Istituto professionale Morvillo Falcone di Brindisi nella mattina di sabato 19 maggio u.s. È successo tutto intorno alle 7.50, quando i ragazzi stavano per entrare a scuola. Sei gli studenti rimasti feriti, una ragazza non ce l'ha fatta. Si tratta di Melissa Bassi, 16 anni.
![]() |
| MELISSA BASSI, 16 ANNI |
Sono morti per una società migliore
![]() |
| Giovanni Falcone e Paolo Borsellino |
martedì 1 maggio 2012
Grillo è persona pericolosa e a corto di idee. (Il Quotidiano della Calabria, 30 aprile 2012, p11)
di Vincenzo Stranieri
Mentre l’Italia è preoccupata perché l’ex di Emma si è fidanzato con Belen Beppe Grillo il populista arringa le folle plaudenti, si diverte nella sua comicità dell’assurdo. Non è Beckett, non è Ionesco, ma lui corre per la sua strada, sfida il destino, insulta tutto e tutti, compreso il buon Napolitano.
Mentre l’Italia è preoccupata perché l’ex di Emma si è fidanzato con Belen Beppe Grillo il populista arringa le folle plaudenti, si diverte nella sua comicità dell’assurdo. Non è Beckett, non è Ionesco, ma lui corre per la sua strada, sfida il destino, insulta tutto e tutti, compreso il buon Napolitano.
martedì 6 marzo 2012
Lucio Dalla: Il piccolo pirata delle isole Tremiti è tornato nelle profondità del suo mare
di Vincenzo Stranieri
E’ bene che su Lucio Dalla si chiuda almeno per un po’ il sipario dei ricordi: una grandinata di memorie più o meno note da giovedì passato ingolfano la stampa e i palinsesti televisivi. Il folletto bolognese se ne è andato proprio quando la sua musica aveva cominciato un’altra tappa europea.
venerdì 17 febbraio 2012
UN CRETINO DI TALENTO AL FESTIVAL DI SANREMO (Pubblicato su "Il Quotidiano di Calabria" il 16 febbraio2012, p.15)
di Vincenzo Stranieri
Giorgio Bocca ebbe a definire Adriano Celentano un “cretino di talento”. L’ossimoro stava a stigmatizzare che al molleggiato andavano comunque riconosciute un’ottima voce e una buona presenza scenica. Sui contenuti dei sermoni del nostro, però, Bocca nutriva non pochi dubbi. E aveva ragione: Adriano è un mito in piena decadenza senile. Chiedere che “Avvenire” e “Famiglia Cristiana” vengano chiusi perché giornali inutili e ipocriti è un fatto grave, somiglia non poco a un editto proferito con la stesso io ipertrofico dal nostro ex Presidente del Consiglio Berlusconi in quel di Bulgaria nei confronti d’importanti trasmissioni televisive Rai. Quest’ultima- servizio pubblico che deve dare conto ai suoi contribuenti e non solo- non può lasciare libero arbitrio al molleggiato, che, poveretto, cita le Sacre Scritture come il menu di una qualsiasi trattoria. Ho provato un fastidio prima epidermico che, nel corso del suo comizio-predica, si è trasformato in profondo disagio. Possibile, mi dicevo, che la nostra bella nazione coltivi ancora nel suo grembo fanatici di tale fattura? E perché nel tanto agognato paradiso da Adriano non vi è posto per gli ebrei e altre “religioni minori”, ma solo per cristiani e musulmani?
Passino i sermoni contro: la caccia, lo sfruttamento delle risorse del pianeta, le politiche pro-atomica, le guerre nel mondo, il desiderio di pace. Tutti bei propositi, di certo sinceri. Ma come non accorgersi che il mezzo televisivo pretende sempre e comunque equilibrio e buon senso, che non è giusto approfittare dell’inedia di alcuni funzionari Rai per proferire accuse gratuite pregne di un’ignoranza ai limiti del comico-grottesco. Sarebbe stato meglio pagarlo profumatamente il molleggiato, di certo non avrebbe proferito al cuna accusa gratuita, sarebbe stato attento al suo bel cachet. Celentano è uno che legge poco, o legge a suo modo. Non sa -a esempio- che proprio “Avvenire” e “Famiglia Cristiana” sono da pungolo alla chiesa, la sollecitano a stare accorta, le chiedono di essere più a fianco dei poveri, dei diseredati. Specie “Famiglia Cristiana”, ha in non poche occasioni alzato la voce contro il Vaticano, le sue interne divisioni, le sue lotte intestine per il potere terreno (sic!). E poi vi è la scrittura: in entrambi gli organi di stampa collaborano intellettuali di rango, uomini che sanno quello che fanno, che scrivono con un linguaggio robusto e pregno di idee.
La chiesa non è tabù, è vero, ma non può essere oggetto di villanie gratuite e prive di senso.
Una realtà millenaria così complessa, fortemente radicata nel mondo non può essere oggetto di accuse beffarde. C’è in giro tanto desiderio di schernirla, di stravolgerne le sue forme migliori. Ciò accade, oltre che per malafede, per mancanza di memoria.
Quanti hanno voglia e/o interesse di ricordare che la chiesa non ha di certo atteso l’avvento della civiltà della macchine (vedi rivoluzione industriale) per costruire le grandi opere architettoniche che ancora oggi ammiriamo, tantomeno l’avvento dei computer o di internet per elaborare, memorizzare e poi trasmettere il sapere alle generazioni future. Lo hanno fatto schiere di pazienti amanuensi, monaci che hanno impegnato la loro vita a trascrivere le grandi opere del pensiero umano.
Quale altra religione monoteista al mondo parla con tanta insistenza di solidarietà, accoglienza, accettazione del cosiddetto diverso, in un’epoca in cui le migrazioni forzate sono all’ordine del giorno e tutto sembra modificare le certezze socio-economiche acquisite dal mondo occidentale?
Chi, specie nel mondo del volontariato, si sostituisce allo Stato, spesso incapace di affrontare i problemi di gente meno fortunata? E questo quando ancora oggi in Africa, in Cina, in America latina le comunità cristiane vengono trucidate senza pietà, costrette a vivere come al tempo delle catacombe.
Come non accorgersi che- nonostante tutto- la chiesa è l’ultimo baluardo alla barbarie che sta avviluppando il mondo? I cristiani veri, che poi sono la maggioranza, non organizzano stragi, non progettano bombe allo scopo di ridurre a brandelli ciò che stupidamente è dagli altri considerato un nemico da abbattere.
La chiesa ha saputo- dopo secoli, è vero- stanare, combattere ed annientare i propri fondamentalismi. Come non ricordare- a esempio- le parole accorate di Papa Wojtyla contro la guerra in Iraq che Bush, dopo l’attacco sanguinoso alle due torri gemelle- ha voluto dichiarare anche in nome di Dio, o almeno sperando nella sua clemenza?
La chiesa è fatta di uomini, che in quanto tali sbagliano, compiono azioni indegne, malvagie. Uomini che adottano come mezzo di potere la tracotanza ed il sopruso continuo. Ma quanti sono, qual è il loro numero? Possono - da soli- infangare una religione millenaria di una così straordinaria rilevanza?
Epperò deve avere coraggio, la chiesa, deve denunciare con maggiore forza e concretezza i misfatti perpetrati per le vie del mondo e -all’occorrenza- autodenunciarsi.
Non deve avere paura di riconoscere gli errori dei suoi rappresentanti. Altrimenti semina pregiudizi e disonore su tutti i suoi fedeli, milioni di anime che coltivano ancora amore e speranza.
Ma non sarà un Celentano qualsiasi a far chiudere due testate importanti come “Avvenire” e “Famiglia Cristiana”. Ci mancherebbe!
venerdì 20 gennaio 2012
IL CIMITERO DI CARAFFA -S.AGATA E CASIGNANA ( 1924-1938)- FOTO INAUGURAZIONE DEL 4 NOVEMBRE 1938. CHI DI VOI RICONOSCE I PROTAGONISTI?
giovedì 12 gennaio 2012
“Per coraggio e per paura”, romanzo d’esordio di Palma Comandé, narra di una storia vera ed amara: i morti di Cefalonia durante la seconda guerra mondiale
Vincenzo Comandé, padre della scrittrice e protagonista
del romanzo, è uno degli 11.700 combattenti della Divisione Acqui, sorpresa all’indomani dell’8 settembre 1943 sull’isola greca di Cefalonia e decimata dai tedeschi, mentre l’Italia di Badoglio stava a guardare
di Vincenzo Stranieri
La guerra ha tentacoli lunghi, avvinghia la preda senza alcun preavviso, distrugge i popoli, rigonfia di sangue i fiumi della storia umana, poi, sazia ma non doma, si nasconde nel sordido spazio di quanti coltivano il seme della non memoria.
del romanzo, è uno degli 11.700 combattenti della Divisione Acqui, sorpresa all’indomani dell’8 settembre 1943 sull’isola greca di Cefalonia e decimata dai tedeschi, mentre l’Italia di Badoglio stava a guardare
di Vincenzo Stranieri
La guerra ha tentacoli lunghi, avvinghia la preda senza alcun preavviso, distrugge i popoli, rigonfia di sangue i fiumi della storia umana, poi, sazia ma non doma, si nasconde nel sordido spazio di quanti coltivano il seme della non memoria.
domenica 25 dicembre 2011
mercoledì 21 dicembre 2011
A proposito accise e di lacrime e sangue. Lettera a un amico lontano
DI VINCENZO STRANIERI *
Caro amico, rispetto profondamente la tua rabbia, il tuo disappunto. Ma se dovessimo disquisire sull'argomento per mezzo della parola scritta, allora il discorso pretenderebbe una piega diversa, meno “semplicista” per come l'ho voluta intavolare.
venerdì 9 dicembre 2011
"LA PROVINCIA UMANA” NE I “RITRATTI” DI GIUSEPPE ITALIANO
RIVISITAZIONI di Vincenzo Stranieri
Nel suo primo lavoro diaristico-narrativo, Ritratti, (Editoriale Progetto Parallelo 2000, Cosenza, 1995), la cosiddetta realtà esterna risulta agli occhi di Giuseppe Italiano un patrimonio che, se non appuntato a mo' di ritratto, scompare per sempre, non appartiene al vissuto.
domenica 4 dicembre 2011
"Colloqui con il padre” di Fortunato Nocera narra di un mondo antropologico che, come insegna Corrado Alvaro, abbiamo il dovere di ricordare
di Vincenzo Stranieri
Fortunato Nocera è un amico caro che lavora in silenzio per il miglioramento della nostra amata terra. E’ stato tra i promotori della Fondazione Corrado Alvaro in S. Luca ed ha al suo attivo diversi scritti.
venerdì 7 ottobre 2011
venerdì 2 settembre 2011
Le donne di Roghudi
«Il macigno di cui sono costruiti molti Paesi dell’Italia meridionale è stato portato sulla testa delle donne. Ho visto uomini sotto gli stessi pesi come una dannazione, non ho mai veduto in una donna sotto l’inumano fardello un’espressione diversa dalla fedeltà alla fatica. L’impressione di queste donne di fatica è di un gruppo in cui tutto quanto è grazia, intimità, fragilità regna sovrano e vince la stessa pena». (Corrado Alvaro Le donne che portano pesi).
venerdì 26 agosto 2011
Caraffa del Bianco- Rione Torre- 23 Agosto 2011, ore 18,30- Inaugurazione Casa della Salute-
La macchina, pur malandata, percorre veloce la provinciale che mi porta in paese sobbalzando per via della strada sconnessa a dismisura. Sono in ritardo, mi ripeto contrariato. Accendo la radio per allontanare il nervosismo. Un giornalista della CCNN, in un inglese alterato e quasi stridulo, annuncia che il bunker di Gheddafi è stato distrutto dai ribelli e che il colonnello è stato messo in fuga. Morte, distruzione, tanto sangue è costata questa strana rivoluzione targata anche FB. Mi aspettano in paese per moderare il dibattito introduttivo dell’inaugurazione della Casa della Salute di Rione Torre.
sabato 6 agosto 2011
mercoledì 27 luglio 2011
L’ARTE DELLA “RESTANZA” DI DON MASSIMO ALVARO
DI VINCENZO STRANIERI*
Su FB (facebook) tanti sono stati i post attestanti la sincera vicinanza ai familiari di Don Massimo Alvaro. Persone ora residenti al Nord, suoi ex alunni intristiti per la morte del caro Maestro.
lunedì 28 febbraio 2011
LE VIE DEL CANTO Nel recentissimo saggio-racconto Pietre di pane (Un’ antropologia del restare), Quodlibet, Macerata 2011, Vito Teti, antropologo, narra l’avventura del restare- la fatica, l’asprezza, la bellezza, l’etica della “restanza”. Pubblicato su "il Quotidiano della Calabria", giovedi 24 febbraio 2011, pag.46
di Vincenzo Stranieri
I poeti non hanno bisogno di viaggiare, conoscono spazi infiniti, volgono il loro sguardo su distese dove non giunge nemmeno l’occhio insolente dei nuovi sistemi satellitari, perché la visione d’insieme di un poeta, il suo radar intellettuale è in grado di opporsi a chi crede- e sono in molti, purtroppo- di poter trasformare l’esistenza vera in realtà virtuale, costruita sulla totale finzione. martedì 8 febbraio 2011
IL POTERE NEL PENSIERO DI CORRADO ALVARO
di Vincenzo Stranieri
Intellettuale dalle letture insospettate (tutte sotto il segno della migliore tradizione della cultura occidentale), mai si è comportato come un Bertoldo alla corte del principe. L’uomo è forte” è un romanzo dove l’impegno civile dello scrittore nato a S.Luca si evidenzia in una luce particolare.
IL RUOLO DEL CORPO NELLA SOCIETÀ ANTICA E CONTEMPORANEA
di Vincenzo Stranieri
Non conosco l’intimo motivo che mi ha fatto collegare il saggio di Carmelo Carabetta Corpo forte e pensiero debole. Immagine, efficientismo, edonismo, sessualità e corpo umano nel postmodernismo, Franco Angeli Editore, 2007, ad “Immobilità”, poesia d’amore di E. Evatušenko.
Non conosco l’intimo motivo che mi ha fatto collegare il saggio di Carmelo Carabetta Corpo forte e pensiero debole. Immagine, efficientismo, edonismo, sessualità e corpo umano nel postmodernismo, Franco Angeli Editore, 2007, ad “Immobilità”, poesia d’amore di E. Evatušenko.
giovedì 9 dicembre 2010
APPELLO GENERAZIONALE
Quello che chiedo a tutti, specialmente alla mia/nostra generazione, è di non tradire la nostra infanzia, di custodirla come un dono prezioso e di pensarci ancòra "cotraregli" con nel cuore la voglia di dare al prossimo il meglio di noi stessi. Io vi porto tutti nel cuore, e, quando la solitudine m'inquieta più del dovuto, percorro le nostre "rughe" silenziose dove neanche i cani latrano, le finestre sono sbarrate e ognuno é in attesa del giorno. In quei momenti ritorno bambino e assieme a tutti voi ripercorro festoso le vie popolate della nostra infanzia.Amo la mia/nostra terra perché mi protegge dall'urbanesimo forzato, mi offre serenamente tutta la sua storia antropologica.
martedì 30 novembre 2010
Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati (Donzelli, Roma 2004, pag.597,euro 32, prefazione di Predrag Matvejevic) di Vito Teti, docente d’Etnologia presso l’Università della Calabria, dove dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo,
di Vincenzo Stranieri *
Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati (Donzelli, Roma 2004, pag.597,euro 32, prefazione di Predrag Matvejevic) di Vito Teti, docente d’Etnologia presso l’Università della Calabria, dove dirige il Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo, è un viaggio intellettuale dentro l’animo dei numerosi paesi abbandonati di Calabria, i cui ruderi risultano sconosciuti e privi di senso soprattutto ai calabresi, che, in quanto a volontà di conoscenza, a valorizzazione della propria storia, peccano senza particolari rimorsi.
Quello di Teti è quindi un viaggio all’interno di paesi abbarbicati, come ci ricorda Corrado Alvaro, “…sulla schiena di una montagna come quei nidi di creta che fanno i calabroni intorno a uno spino indurito…”, e che, nonostante le alterne vicende vissute (subite) ad opera dei conquistatori di turno, riuscivano comunque a mantenere una propria identità, consegnando alle generazioni future il seme antropologico d’appartenenza: i riti, le abitudini, le tradizioni, l’idea della vita e della morte, le processioni dei santi intrise di un “sano” paganesimo, che, in nome della tradizione, appunto, vede/va numerosa anche la presenza laica, che, nella religiosità popolare, ritrova/va le forme ancestrali della propria spiritualità.
domenica 7 novembre 2010
INTERVISTA A VINCENZO STRANIERI
Lei ha
scritto alcuni interessanti saggi su Saverio Strati dai quali si evince una
frequentazione culturale con l’autore de La
Marchesina (1956), se pur limitatamente ai periodi in cui l’artista faceva
ritorno nella sua casa di contrada “Cola” in S. Agata del Bianco, suo paese natio.
E’ vero, ho avuto la fortuna e il piacere di
incontrare diverse volte Saverio Strati. Era sua abitudine ritornare con una
certa regolarità a S. Agata del Bianco, ciò per riposarsi, ma anche per
lavorare ad alcune sue opere. Le bozze de Il
selvaggio di Santa Venere (Premio Campiello 1977) sono state, se mal non
ricordo, riviste e corrette nella casa di contrada “Cola” posta su di un poggio con lo sguardo sul mare Ionio (una
vista che abbraccia circa 50 Km di costa- capo Bruzzano- Punta Stilo). Era sempre
gentile, misurato nei giudizi, ed anche un po’ geloso delle sue cose. Ma ero
troppo giovane per capire la grandezza della sua arte, mi accontentavo di
dialogare sulle bellezze della nostra Magna Grecia, sul fatto che questa era
stata tradita dalle nuove mode e dalla violenza della malavita. Ricordo le sue
esortazioni a lavorare in difesa della civiltà contadina. “E’ il nostro humus,
non tradiamolo”, soleva ripetermi. Le sue parole facevano trasparire l’angoscia
per un mondo ormai preda del cosiddetto vivere moderno. Una lezione che non ho
dimenticato e che, tra l’altro, sta alla base delle mie recenti ricerche etnografiche.
Gli ho fatto avere “La Koinè
agro-pastorale nella Locride (Massari e pastori tra medioevo e modernità) Age,
Ardore Marina 2010, mia ultima fatica antropologica. Per telefono si è detto
commosso, ricorda molti dei protagonisti citati nel mio saggio, le numerose
foto lo hanno aiutato a ricordare alcuni eventi del suo/nostro passato. Per non
disturbarlo, mi limito a qualche sporadica telefonata.
In un
recente saggio, lei ha scritto che Saverio Strati si è fatto da solo, ha
edificato la propria scrittura lontano dagli odierni “ascensori sociali”. Vuole
spiegarci meglio tale concetto?
Fino a vent’anni, Strati ha fatto il muratore, non si
è mosso dal paese, ha conosciuto la fatica, quella che emana sudore, che rende
gli uomini carne bruciata dal sole o, diversamente, scalfita dal vento e dal
freddo che non manca nelle montagne calabresi. Ha lavorato ad Africo Vecchio,
prima che l’alluvione dell’ottobre 1951 lo rendesse un paese fantasma. Qui,
poi, ha ambientato il suo primo romanzo (La teda, 1957). Ha narrato dal di
dentro l’amara realtà di Terrarossa, il suo isolamento, la sua particolare
condizione antropologica. La scrittura stava, pur se lentamente, lievitando nel
suo animo e, spinto da un bisogno vero quanto incontenibile, intraprese la via
degli studi. A Messina, assieme a Walter
Pedullà e Carmelo Filocamo, fu allievo del grande critico Giacomo de Benedetti,
che, letti i suoi primi racconti, lo incoraggiò ad andare avanti “segnalandolo”
alla Casa Mondadori e ad alcune importanti riviste del tempo (“Il Ponte” etc). Era un “ascensore sociale” lecito, di quelli che,
appunto, segnalano un valore vero, non
un fesso qualunque privo di talento. Certo, dalla sua ebbe anche la fortuna. In
quegli anni il cinema era nel pieno della sua espressione neo-realista, i ceti
popolari erano protagonisti di molte pellicole, e le cosiddette classi
subalterne trovavano spazio e forma nell’alveo della cultura italiana. Cosicché
anche la narrativa realista era acclamata di pari passo a quella cineasta.
Anche la critica fu dalla sua parte. Ogni sua opera era recensita con favore e
in numero notevole. A mio modesto avviso, le pagine più belle su Strati sono
state scritte da Pasquino Crupi, che gli ha dedicato un’intera monografia,
Walter Pedullà, Giuliano Manacorda e Geno Pampaloni. Strati abita da circa
quarant’anni a Scandicci, alle porte di Firenze, al quarto piano di un
fabbricato privo di ascensore (sic!); egli ha dedicato la sua esistenza
all’arte, al punto da non pensare ad altro, ai soldi, ad esempio. E ha dovuto,
a malincuore, chiedere per sé la Bacchelli, un sussidio per continuare a
vivere. Altro che ascensore sociale! Strati ha sempre pensato alla sua
Calabria, se la è cucita addosso per sempre, come delle stimmate.
Saverio
Strati, il primo dicembre prossimo, sarà insignito della “laurea ad honorem” in Scienze letterarie (Filologia Moderna) presso
la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università della Calabria. Cosa ci dice?
L’Unical ha voluto con forza che a Saverio Strati fosse
conferito tale titolo. A tal fine, il
ministro Gelmini è stato “incalzato” a più riprese perché firmasse l’autorizzazione
di sua competenza. Tra i principali sostenitori di tal evento vi sono i Proff.
Vito Teti, Nicola Merola, Margherita Graneri e Raffaele Perrelli, Preside della
Facoltà di Lettere. Vito Teti (ordinario di Etnologia e Direttore del Dipartimento
di Filologia e del Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo) è amico
dell’artista calabrese, si stimano da qualche tempo; l’etnologo di S. Nicola da
Crissa ha pubblicato parecchi saggi sullo scrittore di S. Agata del Bianco, dove,
oltre alla valenza letteraria, ha tratteggiato con maestria il valore
antropologico della sua opera. A
Saverio Strati, negli anni cinquanta, mancava solo la discussione della tesi
per conseguire la laurea in Lettere. Subito venne la letteratura, il tempo
doveva essere impiegato per edificarsi scrittore, e il titolo fu messo da
parte, con grande dispiacere per i suoi genitori-contadini, che speravano tanto
in un figlio laureato. Peccato che la salute cagionevole non consenta al nostro
amato artista di partecipare all’importante cerimonia (a ricevere per
lui la preziosa pergamena sarà sua nipote Palma Comandé, scrittrice); sarebbe bello assistere alla sua emozione,
nel mentre – di certo- dedica la preziosa onorificenza anche ai suoi cari
genitori.
Se le affidassero l’incarico di scrivere
la motivazione della laurea ad honorem a Saverio Strati, cosa scriverebbe?
“ A Saverio Strati, nato a S. Agata del Bianco il 16
agosto 1924, è conferita la laurea ad honorem in Scienze Letterarie perché per
mezzo dei suoi numerosi romanzi sulla civiltà contadina e l'emigrazione del
popolo meridionale, ha saputo dare dignità e fisionomia a un mondo che,
altrimenti, la cultura ufficiale avrebbe relegato ai margini, o, nella migliore
delle ipotesi, trasformato in mero
folclore".
mercoledì 13 ottobre 2010
Entroterra in agonia
PER SALVARE LE NUMEROSE ZONE INTERNE CALABRESI ORMAI IN AGONIA, BISOGNA NON PERDERE ALTRO TEMPO PREZIOSO
VI E’ IL RISCHIO CONCRETO CHE INTERE COMUNITA’ DELL’ENTROTERRA ABBANDONINO PER SEMPRE I LUOGHI D’ORIGINE
di Vincenzo Stranieri
Vivo da sempre in un piccolo comune della vallata La Verde (Locride). Credo di avere scelto una vita stanziale fin dall’infanzia, quando tutto appare vasto e privo d’incognite. L’adolescente, come è giusto che sia, pensa alla vita utilizzando i riferimenti più prossimi: la famiglia, gli amici, la scuola, i giochi, che rappresentano un mondo conchiuso, un bozzolo che attende di aprirsi al giorno che nasce.
Si era figli di contadini, negli anni ’60, pochi gli artigiani ed i professionisti. Le nostre madri, come pure nonni e zie, si presentavano ai nostri occhi come un unico blocco affettivo, simboleggiando le tradizioni e i riti della civiltà contadina: abiti neri indossati per la perdita di qualche familiare, donne davanti alle bocche dei forni comunali nell’atto di cuocere il pane prodotto con grano proprio, i dolci tradizionali, i giochi di un tempo e, soprattutto, la vita all’aria aperta, tra i vicoli stretti del paese, senza i pericoli dell’odierno traffico automobilistico. E’ vero, il mondo cambia, prosegue nel suo lungo cammino. Ma un adolescente non può capire che la vita è un viaggio, spesso accidentato, verso il cosiddetto mondo adulto: famelico e privo di scrupoli. E quindi anch’io non ero preparato a comprendere, crescendo, che la mia terra, la mia regione erano/ sono ancora sottosviluppate e che bisogna/va adoperarsi per mutare in meglio le cose.
martedì 12 ottobre 2010
martedì 5 ottobre 2010
CORRADO ALVARO (S. LUCA 1895- ROMA 1956)
Fu una piccola scossa di terremoto, che si sentì in un solo paese, un paese povero e quindi trascurabile. I giornali ne parlarono in tre righe, e non riferiscono che Procopio aveva perduto sotto le rovine della sua casa lo stipo che era il solo mobile da lui posseduto fin dal giorno delle nozze.
C. Alvaro, Piedi nudi, in Il meglio dei racconti di Corrado Alvaro, oscar Mondadori, Cles, 1990, pag.69)
E’ vero che le cose presenti non ci interessano più, ma i pensieri, gli affetti, i dolori di ieri, vengono avanti nella memoria come violenze e ingiustizie…brucio tutto ancora come le pietre che buttano nella notte le vampe del giorno estivo.
domenica 3 ottobre 2010
Maria Multari (A cantunera), Caraffa del Bianco..........
Maria Multari, (A cantunera) era figlia di un addetto alla manutenzione delle strade provinciali della vallata La Verde. Abitava in Via P. di Piemonte, in una casa piccola ma decorosa. Fu madre di ben sette figli maschi; una famiglia numerosa che i coniugi Alecci (lo sposo si chiamava Domenico Alecci, uomo buono e lavoratore onesto) hanno portato avanti con enormi sacrifici ma anche con gioia ed amore, mai facendo pesare ai loro figli le non poche difficoltà economiche cui bisognava adempiere.
A cantunera era una specie di chioccia. Noi bambini frequentavamo la sua casa tutti i giorni; giocavamo con i sui figliuoli più piccoli (Pietro, Mario e Aldo), specialmente e nucigli, cu piroci, a libera, cu gialoffu, u palloni, ca carrozza i lignu. Non perdeva mai la pazienza, quando avevamo fame ci dava il buon pane fatto nei forni a legna, ci trattava come dei figli, insomma.
martedì 28 settembre 2010
L'ETA' MATURA DI SAVERIO STRATI
LA SUA ARTE E’ LA TESTIMONIANZA DI UN IMPEGNO LETTERARIO CHE AFFONDA LE RADICI IN UN MERIDIONALISMO PRIVO DELLE ANTICHE SCORIE A SFONDO POPULISTISTICO.
di Vincenzo Stranieri
Quando Saverio Strati tornava nella sua S.Agata con una certa regolarità, nella casa della mitica contrada Cola da dove ha avuto inizio il suo importante viaggio letterario, ero ancora troppo giovane per capire appieno l’importanza della sua opera. Nelle nostre brevi chiacchierate (anni ’70), mi colpivano particolarmente due cose: la rabbia positiva che animava la sua arte, l’amarezza, profonda, dello scrittore per la gelosia, la totale mancanza di solidarietà e di spirito di aggregazione che stavano/stanno alla base dell’arretratezza culturale ed economica della Calabria. “C’è sempre stato in Calabria uno spirito feroce di autodistruzione; la storia stessa della nostra regione ha questa terribile impronta”. La stessa gelosia, o ignoranza, che ha impedito, nel 1977, quando gli è stato assegnato il premio letterario Campiello per il romanzo “Il Selvaggio di Santa Venere”, alla gente del suo paese di esprimergli un augurio, un semplice gesto capace di testimoniare l’orgoglio nei confronti del “compaesano” riconosciuto ancora una volta scrittore valente, testimone e prodotto di una terra sì periferica e marginale , ma che, grazie anche ai suoi libri, poteva cominciare anch’essa il suo viaggio verso la cultura e dunque verso quel riscatto socio- culturale agognato da secoli.
Lettera a Giuseppe Melina (S.Agata, 16.03.1920-14.09.2001)
Lettera a Giuseppe Melina
(che per tutta la vita ha percorso la strada impetuosa dell’arte)
Il tempo ha perduto le ore. Verrà il
giorno. Entrerò nel cielo da una bassa porta. Sarò nella resurrezione con flauti e leggerò la vicenda-romanzo.
La grazia della zagara chiuderà l’onda breve della vita. E noi ( io, te amico lettore e tutti i convocati) ci allontaneremo dal disordine delle immagini e resteremo parola.
Resto solamente tempo. Lo spazio sarà cancellato dal sorriso di Dio.
(Francesco Grisi)
Caro amico,
fortuna che hai deciso di lasciare il mondo terreno in un tempo che ti ha impedito di assistere alle scene crudeli dell’11 settembre scorso, data da segnare per sempre nel calendario negativo della storia umana, perché, tutti dicono, rappresenta una svolta epocale nei rapporti tra gli uomini e le “diverse”, non necessariamente contrapposte, realtà di cultura.
La follia omicida ha voluto inaugurare alla grande il nuovo millennio e tocca combattere il terrorismo con tutti i rischi che la cosa comporta: incertezza di poterlo fare in tempi brevi e definitivamente, alto rischio di provocare la morte di civili innocenti.
Hai sempre detto, specie negli ultimi anni della tua feconda solitudine, che questo mondo non t’apparteneva, perché troppo legato alle ferree leggi dell’economia, proteso a cancellare le tracce di qualsiasi umanesimo, ormai preda di una tecnologia mistificatrice dei valori veri.
Non eri un rivendicativo, però, non lo eri da tempo.
T’infastidivano le lagnanze, le denunce allo Stato assente. Sapevi che il problema era l’uomo, la sua vocazione o meno a mutare il corso negativo della storia.
Davi potere ad ogni singolo uomo, non più massa, gregge belante, ma individuo in grado di guardare all’esistenza con occhio non più rassegnato.
Che tutto stava mutando in fretta, una fretta quasi parossistica, t’era chiaro da tempo, e ne soffrivi.
sabato 25 settembre 2010
INVICTUS
INVICTUS
Dal profondo della notte che mi avvolge
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l’orrore delle ombre
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io Sono il signore del mio destino:
Io Sono il capitano della mia anima.
Invictus di William Ernest Henley
venerdì 24 settembre 2010
MASCHERE
MASCHERE
Gli atleti del successo
a tutti i costi s’alzano
di primo mattino,
gonfiano i muscoli del petto
come a darsi un contegno e,
quasi fosse cosa normale,
indossano una delle tante
maschere custodite
nei loro capienti armadi.
(Vincenzo Stranieri)
giovedì 23 settembre 2010
Intervista a Vincenzo Stranieri
Iscriviti a:
Post (Atom)













