venerdì 2 settembre 2011

Le donne di Roghudi

«Il macigno di cui sono costruiti molti Paesi dell’Italia meridionale è stato portato sulla testa delle donne. Ho visto uomini sotto gli stessi pesi come una dannazione, non ho mai veduto in una donna sotto l’inumano fardello un’espressione diversa dalla fedeltà alla fatica. L’impressione di queste donne di fatica è di un gruppo in cui tutto quanto è grazia, intimità, fragilità regna sovrano e vince la stessa pena». (Corrado Alvaro  Le donne che portano pesi).

Roghudi
Da Roghudi. comune grecanico posto su un poggio che domina la fiumara dell’Ammendolea, numerose donne, robuste e con tanta voglia di guadagnarsi di che vivere, venivano a raccogliere arance, mandarini e limoni nei giardini della ricca famiglia Manfredi di S. Agata. Mio padre classe 1929, era ancora un bambino, ma  ha ancora viva memoria di queste donne impregnate di sudore. Un lavoro duro, infatti, che durava anche 12 ore al giorno. Dormivano nell’abitazione di Giovanni Todarello, ubicata nell’attuale Piazza Umberto I in Caraffa del Bianco.
Le donne di Bagnarìa
Penso alle donne di Bagnara narrateci da Corrado Alvaro che con il “loro passo lungo sul piede nudo posato a terra” erano capaci di risvegliare “ lo stesso turbamento d’una immagine di dea pellegrina”.

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